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Li riconosci subito, quelli che hanno avuto un dolore.
Un dolore vero, grande, qualcosa che segna un prima e un dopo.
Qualcosa che ti ha portato a un centimetro dalla morte ma poi non sei morto.
Qualcosa che un secondo prima eri bambino e uno dopo ti sei svegliato già grande.
Qualcosa che, anche se passano gli anni, non se ne va e si mostra ogni tanto nei dettagli, in certi sguardi, nella grafia, piccolino ma c'è, è lì e parla con te.
Li riconosci subito quelli che hanno avuto un vero dolore e non perché sono più stronzi, non perché hanno la scorza più dura: io non li sopporto quelli che con la scusa del dolore diventano più cattivi.
No, il vero tratto distintivo di chi ha sofferto per davvero è che, in fondo, è: gentile.
C'è come un velo di clemenza sopra tutti i gesti.
Chi ha sofferto davvero non infierisce mai, non calpesta, sta attento a tutto, osserva.
Se può evita di ferire e se non può, preferisce ferire sé stesso.
“Ti auguro di essere felice, ma di quella felicità impossibile da nascondere.”
— -ibattidelcuore
Ci sono persone che sono legate da un elastico e non lo sanno.
Ad un certo punto prendono e partono, ognuna per la sua strada, ognuna per fatti suoi, e l'elastico le lascia fare, le asseconda,
al punto che di quell'elastico alla fine quasi ci si dimentica.
Poi però, arriva il momento estremo, quello al limite dello strappo,
e l'elastico reagisce, non si spezza, anzi, piuttosto, con un colpo solo, violentissimo,
le fa ritrovare di nuovo faccia a faccia.
Forse dovremmo imparare tutti ad ammettere le nostre emozioni. A non sentirci in colpa se siamo tristi per qualcuno che non se lo merita, se soffriamo mentre gli altri gioiscono o il contrario, a piangere anche nel mezzo del treno per la protagonista della nostra storia preferita che muore. Le emozioni sono i colori della nostra vita.
Ff.
“Ti ho portata al museo e mi sembravi felice, mi guardavi con l'aria di chi dentro sorride mentre la Notte Stellata ti faceva da cornice.”
— Michele Giorgi. (pioggia-di-parole on tumblr)
“Era bella. No, non nel vero senso del termine, capiamoci, non era nulla di speciale, non era quella che ti giri a guardare per strada. Lei era più discreta, ecco, non la notavi. La notavi solo quando si metteva in tiro, capitava che si mettesse le scarpe col tacco e si truccasse e allora diventava bella, a suo modo, sì, ecco, a suo modo. Non appariscente, bella nella sua discrezione. Le veniva bene non farsi notare mai troppo. Forse nel descrivertela non dovrei dire che era bella, ma lo era, per me. E non perché a volte si metteva i tacchi, no… Era bella perché era forte. Non lo notavi mai, in realtà: non era quella che alzava la voce durante le discussioni, o quella che sorrideva sempre, o quella che ti manca in una serata in compagnia degli amici se lei non c'è. No, era forte in un altro modo: era quella che faceva le cose senza dirlo, qualsiasi cosa. Poteva finire in ospedale? Non te l'avrebbe detto, non ti avrebbe chiamato spaventata per chiederti un supporto. Finiva da sola di notte in un brutto quartiere? Avrebbe chiamato un taxi, mica te. Se la sarebbe cavata da sola. In un gruppo di persone si sentiva di troppo? Si allontanava a prendere un drink, per non contagiare gli altri con la sua tristezza. Capisci cosa voglio dire? Era fatta così. E poi era coraggiosa, non aveva mezze misure, e poi aveva delle sue piccole paure che non voleva dire a nessuno. A me le ha dette, intendiamoci: quella paura degli aghi, o dei romanzi gialli, non serviva a nulla dirle che erano solo storie. E la paura dei gatti, e di non piacere. La mascherava dietro a una finta indifferenza, poi se non si sentiva accettata si stringeva nel suo cappotto e sorrideva con gli occhi lucidi. Voleva occupare poco spazio, capisci cosa intendo? In qualsiasi cosa: nella vita degli altri, per non scombinare niente; a letto con me: dormiva con le ginocchia strette al petto, per lasciarmi le coperte; a tavola, mangiando sempre storta per non occupare spazio con la sedia. Era dolce. Si capiva subito, ma quando amava era dolce davvero. Te lo faceva capire in tutti i modi, che ti amava: te lo scriveva, te lo ripeteva di continuo, ti guardava, ti sorrideva, ti abbracciava. Poi chiedeva scusa. Perché magari tu quell'amore lì mica lo volevi. Non mi sono accorto che la stavo perdendo, sai? Sembra assurdo da dire… Devo aver smesso di abbracciarla, chissà perché. Devo aver iniziato a dare per scontato che lei ci sarebbe stata. Devo aver pensato che se lei non voleva stare al centro dell'attenzione, allora non le sarebbe piaciuto neanche starsene al centro della mia. In realtà era l'unico posto in cui si sentiva felice, e io mica l'avevo capito. Le ho tolto il suo posto nel mondo. Capisci cosa intendo? Sono stato un coglione ad averla persa. Lei voleva solo stringermi la mano e sapere che ci sarebbe sempre stato un posticino nella mia vita per lei, un posticino piccolo e discreto come lei in cui avrebbe sempre potuto accoccolarsi in pace, senza rumori e sguardi estranei. Non le ho fatto capire che quel posto ce l'aveva, e speravo che fosse abbastanza caldo e comodo. Non so dove sia adesso. Se ne è andata come poteva fare solo lei: senza avvisare - non vuole creare scompiglio. Senza guardarsi indietro - non vuole far vedere che piange. Era bella, se capisci cosa intendo. Era diversa. Non mi perdonerò mai di non aver saputo tenerla con me. Ho provato a cercarla in tutti i modi, sai. Ma lei non vuole farsi trovare, e poi non torna mai indietro. Chissà dove è diretta, con tutte le sue paure sulle spalle. E comunque è coraggiosa, davvero. Poi magari hai ragione, non era bella. Ma non serviva. Era diversa, ed è sempre così: quando lei arriva, è diversa. E non sai neanche perché. Quando se ne va però… Credimi, quando l'ho persa, mi sono reso conto che tutto, tutto sarebbe stato meno bello in sua assenza. E poi sai come va a finire con quelle come lei. Se ne è andata e io non sono riuscito ad amare più.”
“Ci guarderemo
negli occhi
con quella immensa voglia
di baciarci,
ma ci passeremo di fianco
senza nemmeno salutarci.”


